renzi-reIl disegno accentratore di Renzi è inarrestabile e andrà a fagocitare anche il mondo della ricerca. Abituato a fare scalate politiche attraverso l’elargizione di favore, continua il suo modus operandi andando a cercare quei pacchetti di voto utili per la rielezione, questa volta nel mondo industriale. Dai pulpiti milanesi della grande fallimentare fiera, fa un grande annuncio di riqualificazione dell’area Expo lasciando intendere di affidare la realizzazione di quello che si chiamerà Human Technopole Italy 2040, all’istituto italiano di tecnologia, l’IIT . Per questo progetto verranno stanziati 150 milioni di euro all’anno per i prossimi 10 anni per un totale di un miliardo e mezzo. E puntuali arrivano nell’ Atto Senato 2145 art.5 comma 2 i primi 80 milioni.
Per fare un paragone, per sostenere tutta la ricerca pubblica Italiana saranno destinati attraverso i fondi PRIN (Piani di ricerca di rilevanza nazionale) solo 92 milioni di euro l’anno per i prossimi tre anni.

L’IIT, istituito nel 2003, per Tremonti doveva diventare il nuovo MIT, Il Massachusetts Institute of Technology una delle più importanti università di ricerca del mondo, con sede negli USA mentre per Renzi farà diventare il polo fieristico “Un grande centro di ricerca mondiale, il simbolo di un nuovo Umanesimo”; la storia ci dice che è un carrozzone mangia soldi.

Governato dalla classe dirigente di Confindustria, l’IIT è nato con un conferimento iniziale di 50 milioni di Euro per il 2003 e poi 100 milioni di euro all’anno fino al 2014 per un totale di 950 milioni di euro più 130 milioni di capitale ereditato dall’IRI. Nel frattempo, il turnover universitario veniva bloccato e i PRIN venivano finanziati con solo 100 milioni di euro l’anno (ovvero un decimo di quanto stanziato finora all’IIT). Nonostante il mare di denaro l’ITT non ha restituito eccellenza e in dieci anni sono stati conclusi contratti per nemmeno 3 milioni di euro, assunte circa un migliaio di persone con contratti a tempo determinato e realizzato un numero di pubblicazioni scientifiche irrisorio rispetto ai mezzi.
Fraunhofer per lo sviluppo della ricerca applicata, che potrebbe essere considerato l’equivalente tedesco de ll’IIT , è dotato di 1,7 miliardi di capitale di cui il 70% di provenienza industriale (non il 3%) e il 30% di provenienza pubblica. Nonostante questo apporto di denato pubblico, L’IIT non deve sottostare ai medesimi profili di trasparenza degli altri enti di ricerca pubblica.
A questo proposito abbiamo presentato interrogazione in Senato a prima firma Elena Fattori. Insomma, quando si tratta di supportare la ricerca pubblica italiana per i Governi il portafoglio è sempre vuoto, quando si tratta di accontentare la famelica industria Italiana che porta voti e in cambio di soldi pubblici e non ci mette niente del suo anche il piccolo dittatore si inchina.

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