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“L’impianto di gassificazione di Albano, autorizzato e mai realizzato, a nostro giudizio non serve alla chiusura del ciclo dei rifiuti, che invece ha raggiunto un suo equilibrio”. Queste sono le parole del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, in audizione presso la commissione ecomafie. Messa così si potrebbe dire che il calvario dell’ecomostro di Roncigliano sia finito. Personalmente però non mi fido e mi sembra una posizione verbale non sostenuta da atti concreti solo per fare del populismo rispetto ai decreti attuativi dello “Sblocca Italia” che mettono l’inceneritore di Albano tra gli impianti strategici. Non mi fido perché nella stessa audizione giustifica la concessione di autorizzazioni per impianti di compostaggio senza specificare se aerobico o anaerobico. Non mi fido perchè la Regione Lazio nicchia da anni su un piano rifiuti da noi richiesto a gran voce ma che oggi è assente. Come si fa a parlare quindi di equilibrio? Ricordo al Presidente Zingaretti che nel mese di luglio l’ARPA ha confermato l’inquinamento della falda acquifera sotto la discarica di Roncigliano.  Non vorremmo che queste dichiarazioni siano solo  il preludio per una miriade di impianti a biogas e biometano che sono altrettanto dannosi e che rappresentano il nuovo business del ciclo dei rifiuti. La Regione Lazio ha la palla in mano e ci aspettiamo che nell’immediato deliberi definitivamente per scongiurare l’inceneritore  di Albano. Anche la discarica di Roncigliano va chiusa e bonificata proprio in virtù di quell’equilibrio di cui parla il Presidente Zingaretti, poco supportato però dalle cronache laziali che parlano di una emergenza generata dal malaffare della monnezza. La discarica genera devastazione di territorio e allarme sanitario e il piano dei rifiuti regionale ancora non vede luce. La nostra posizione rimane quella della chiusura del ciclo dei rifiuti attraverso recupero e riciclo passando anche dal compostaggio, ma quello aerobico senza mega digestori.

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