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L’onestà ancora non va di moda ma non dispero

 

Quella che segue è una prima risposta alla lettera, a tratti irridente e provocatoria, scritta da Marco Cattaneo, con cui sono impegnata in un dibattito accesso sugli OGM e sulla loro introduzione in ambiente Italia. La discussione ha toccato vari aspetti, scientifici, sociali, politici, come è giusto che sia per un argomento così variegato. Ma per dare un ordine, e, visto che nel suo ultimo episodio la discussione si è incentrata su OGM e glifosato, mi concentrerò su quello, evitando il resto, rispondendo sui punti che mi appaiono più importanti. Qui nel seguito, svolgerò una sorta di dialogo con il mio interlocutore, riportando testualmente le sue considerazioni e rispondendo di conseguenza. Sarà l’ultima risposta che fornisco on Line visto che l’argomento merita altre e più ampie sedi di discussione.

MC: La prima considerazione, non me ne voglia la senatrice, è sulla frase introduttiva. Quantunque possa concordare con lei sulle non eccelse competenze scientifiche dei senatori Zanda e Giovanardi – sono fatto così, ho un debole per gli eufemismi – devo però rilevare che la battuta che tanto ha fatto ridere i suoi colleghi in aula è abbastanza di cattivo gusto. È irrilevante ai fini dell’intervento e, per citare il messaggio con cui l’ufficio comunicazione del M5S al Senato chiedeva la rettifica al post di Bressanini, “per screditare un intero ragionamento si fa allusione a delle circostanze personali”. Chi di discredito ferisce.

 

EF: Se è irrilevante, come pare siamo d’accordo, non ne discuterò oltre. D’altronde il titolo “l’onestà andrà di moda” di fatto porta a escludere determinati soggetti dal dibattito. Mi interessa molto invece quel che lei afferma successivamente:

 

MC: Le infestanti sono sempre più resistenti a tutti gli erbicidi, basta guardare le oltre 125 infestanti resistenti agli inibitori dell’acetolattato sintasi. Non sono gli OGM resistenti al glifosato a provocare la resistenza agli erbicidi. È l’uso ripetuto dello stesso erbicida in regime di monocoltura. Di qualunque erbicida. Sia su colture geneticamente modificate sia su colture “tradizionali”

Ci fosse stato la buonanima di Charles Darwin avrebbe detto: “È l’evoluzione per selezione naturale, bellezza”.

 

E l’editoriale di “Nature” lo illustra chiaramente. Di più, parlando dell’Environmental Protection Agency statunitense, suggerisce che richieda agli agricoltori di usare miscele di erbicidi specifiche per le infestanti che invadono un determinato campo, di ruotare le colture, di lavorare moderatamente il terreno.

 

EF: Che bravi noi scienziati ad imparare dagli errori, dopo averli commessi. Però, negli anni ‘90, più di dieci anni dopo l’introduzione sul mercato del glifosato (era ovviamente già in uso, sennò a nessuno sarebbe mai venuto in mente di introdurne la resistenza in un Ogm), si è detto qualcosa di diverso (forse per un lieve conflitto di interessi? Gli eufemismi piacciono anche a me). Noi oggi sembriamo proprio come gli scienziati favorevoli alla Monsanto, che al momento del lancio del mais RR erano sicuri che non vi fossero rischi documentabili (in buona fede, per carità!); salvo poi piangere sul latte versato. Visto che le mie traduzioni non le piacciono, cito testualmente un articolo del lontano 2010 [E Waltz, Nature biotechnology 28.6 (2010): 537–8]:

 

“Monsanto had a very aggressive marketing campaign in the late 1990s saying that weeds would not develop resistance if [growers] used herbicides at the right time and at the right rate,” says Johnson. “They told users that the resistance mechanisms were very complex, not commonly found in plants grown in the wild, and difficult to insert into the crop,” adds Carol Mallory-Smith, a weed scientist at Oregon State University in Corvallis, “Monsanto discouraged the use of other herbicides in the system.” For example, to qualify for Monsanto’s ‘Roundup Rewards’ program―a kind of warrantee for crops―growers in the late 1990s could only use Roundup and certain approved herbicides on Roundup Ready crops.

 

Fino alla ridicola frase:

 

“Based on what we knew in the early years, we believed our recommendations were appropriate,” says Eric Sachs, director of global scientific affairs at Monsanto.

 

Il bello è che anche l’articolo che lei cita dice testualmente, a proposito del piantare solo OGM e usare il glifosato in maniera estensiva:

 

This strategy was supported by claims from Monsanto that glyphosate resistance was unlikely to develop naturally in weeds when the herbicide was used properly. As late as 2004, the company was publicizing a multi-year study suggesting that rotating crops and chemicals does not help to avert resistance. When applied at Monsanto’s recommended doses, glyphosate killed weeds effectively, and “we know that dead weeds will not become resistant”, said Rick Cole, now Monsanto’s technical lead of weed management, in a trade-journal advertisement at the time. The study, published in 2007, was criticized by scientists for using plots so small that the chances of resistance developing were very low, no matter what the practice.

 

Lei oggi scrive: “E’ l’evoluzione, bellezza”. Grande battuta. Peccato non ci fosse lei a farla quando le magnifiche e progressive sorti dell’agricoltura USA vennero affidate ad un OGM e al glifosato, e ancora peccato che non avesse pensato di scrivere a Rick Cole nel 2007, quando uscì il suo studio sciagurato – ma forse aveva paura di macchiarsi di “antiscientificità” nel contestare dei risultati pubblicati (contrariamente ad alcuni ricercatori del settore).

 

MC: Insomma, quello di “Nature” è un editoriale che invita ad adottare buone pratiche agricole per evitare di perdere, nell’eterna battaglia contro le infestanti, il vantaggio competitivo che era stato ottenuto con l’introduzione delle colture resistenti al glifosato.

 

EC: Davvero? Stavolta mi sa che la “traduzione” affrettata è la sua. Cito ancora testualmente l’ormai celebre editoriale:

 

Crops resistant to multiple herbicides could be useful. But scientists are concerned that farmers will rely too heavily on the chemicals, and neglect other ways to combat the resistance threat. Those include using a mixture of herbicides that are specific to a field’s invaders, rotating crops and moderate tilling — practices together known as integrated weed management. A farmer making good money in the age of biofuel crop subsidies may be loath to switch to a different crop. And farmers may be hesitant to invest the money needed to properly manage weeds, when their farms could end up infested with weeds from less-assiduous neighbours.

 

Per prima cosa, il “vantaggio competitivo del glifosato” non mi pare neppure citato – si parla di ruotare i trattamenti, di ruotare le coltivazioni e di quelle buone pratiche agricole che lei riferisce correttamente. Il glifosato è già diventato un problema, altro che vantaggio competitivo. Ma soprattutto – questo è il punto cruciale – si parla di buone pratiche per dire che gli scienziati (anche lei?) non credono sarà poi così facile convincere i contadini ad adottare queste pratiche, perché le stesse richiedono un investimento economico non trascurabile e perché tale investimento potrebbe essere messo a rischio dai vicini che non aderiscano alle stesse. L’accoppiata mais RR e glifosato – come ogni altro trattamento cui possiamo applicare lo stesso metro di giudizio – è vittima del suo stesso successo scientifico: all’inizio funziona così bene, da rendere poi difficile convincere la gente ad abbandonarlo quando si manifesta per quello che è (un grave danno all’ambiente e all’economia), anche e soprattutto perché lo sforzo dovrebbe essere coordinato e imposto a tutti (e il costo graverebbe comunque sugli agricoltori, come abbiamo visto). Infatti, Nature auspica che siano l’EPA e il legislatore a intervenire, per imporre zone rifugio (cioè zone senza trattamento dove le piante infestanti possano crescere senza sviluppare resistenze) ed altre pratiche di controllo integrato, tra cui soprattutto la rotazione culturale (che oltretutto da un punto di vista economico è adatta più a grandi coltivazioni e a mercati industriali che al nostro frammentato mondo agricolo – ma di questo parleremo un’altra volta). Quindi: dopo un appoggio entusiastico a diversi trattamenti che includevano gli OGM, gli USA oggi sono costretti a cercare rimedio in pratiche che possono funzionare solo se imposte dal legislatore (e da una corrispondente forza che effettui i necessari controlli) – anche questo ovviamente un ulteriore fattore economico da considerare. E’ questo che vogliamo? Per finire, non mi dica che il problema vale per tutti gli erbicidi sovrautilizzati. A questa obiezione altri hanno già risposto così [A. Coombs, “Revenge of the weeds,” The Scientist, 2012]:

 

“Glyphosate has been around since the 1970s, but resistant weeds didn’t become a serious problem until the herbicide was packaged with genetically engineered crops”.

 

Con la certezza di non essere esaustiva data la vastità del tema, ma anche consapevole del fatto di essere probabilmente l’unico membro del Parlamento a dedicare così tante energie a circostanziare le scelte politiche su questo argomento così e delicato (orgogliosamente portavoce di un meraviglioso Movimento), spero che il dibattito che avremo nel prossimo futuro sia fruttuoso. Intanto, possiamo però considerare assodato che, almeno in un caso, le opinioni degli scienziati sugli effetti ambientali di un trattamento e di un OGM non sono state esattamente predittive, per il semplice fatto che mancavano dati, e quindi chi ha all’epoca scritto che sarebbero stati privi di impatto ambientale ha scritto una gran fesseria?

 

 

 

Il 30 Giugno organizzeremo un incontro a palazzo Madama per confrontarci vis a vis con la comunità scientifica portatrice di diversi dati e diversi punti di vista, affinché il mondo politico possa avere una visione ampia, variegata e non “monocultura” su cui poi attuare scelte importanti per il Paese.

 

Si chiamerebbe Democrazia

 

In alto i cuori, ci vediamo in Parlamento, sarà un piacere.

 

 

 

PS:

 

Forse reminiscente di simili discussioni, Dario Bressanini scriveva nel 2010, rispondendo a chi criticava gli OGM perché non avevano rese migliori delle sementi tradizionali:

 

“Per inciso, a me non piacciono molto questi ogm, ma negare che siano un successo come sostengono gli UCS “perchè non aumentano le rese” è ridicolo”.

 

Magari si potrebbe approfondire il perché almeno all’epoca non gli piacessero così tanto, o se del caso perché abbia cambiato idea…

 

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