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Replico all’articolo “per un’igiene della discussione ” di Dario Bressanini, che invita a un confronto onesto e puntuale, senza divagazioni sul tema Ogm, ma purtroppo proprio in chiusura contraddice sè stesso portando ad argomento la mia biografia, correggendo una frase originariamente inesatta (senza però
riconoscere che il primo ad andare fuori tema, visto che si parla di toma e di Roma, è proprio lui).
Del resto, si tratta di una tecnica antica e descritta nel saggio “l’arte di aver ragione”, che consiste nello spostare il discorso dallo svolgimento “ad rem” a quello “ad personam”, così da delegittimare un avversario pericolosamente informato (salvo poi correggere il tiro dopo aver influenzato il lettore). Tutto questo ha ben poco a chè fare con una onesta discussione scientifica, richiesta dall’ autore, ma rientra nella strategia di chi non intende sentir ragioni sugli Ogm; nulla a chè fare con la scienza, per l’appunto.
Per seguire Bressanini nel suo stesso gioco, mi sembra innanzi tutto onesto apportare qualche precisazione sulla mia biografia, così da soddisfare le curiosità di Bressanini e anche di Marco Cattaneo, che mi ha più volte tirato in ballo in discussioni successive al post in oggetto. Io non sono “solo” laureata in biologia, ma ho ottenuto il PhD in Biologia molecolare all’Università di Zurigo Irchel e ho passato il concorso da esperto biochimico della Commissione Europea DNA/RNA; non a caso, sono nelle liste di esperti dalle quali la commissione europea attinge.
Ho lavorato per 10 anni in un’azienda con finanziamenti pubblici e privati e per altri 10 in una multinazionale, che non mi ha “licenziato” per chissà quali ragioni, ma ha chiuso e de-localizzato, dilapidando un patrimonio di conoscenza e di ricerca basato sul lavoro di tanti ricercatori italiani a suo tempo assunti. Sono autrice di più di 40 pubblicazioni scientifiche, per lo più riguardanti ogm , su riviste
internazionali; se non si vuole riconoscere il diritto a un cittadino qualunque a interloquire, in genere questo basta per legittimarsi come ricercatori esperti della materia. Studiando tanto sul fronte pubblico che su quello privato diversi Ogm, ho potuto anche acquisire una profondissima conoscenza dei meccanismi e delle logiche delle multinazionali, che riconosco dietro le quinte delle discussioni di questi giorni. Bressanini parla di garanzia di indipendenza della ricerca di base quando prodotta da un’Università, eppure sa bene come gli Istituti pubblici risentano di pressioni di tutti i tipi. I fondi pubblici per le università sono pochissimi e molti ambiti di ricerca usufruiscono di grants che più o meno invariabilmente sono foraggiati da privati. Privati che il ricercatore, pur se universitario, ricerca per ragioni di sopravvivenza – del resto, i finanziamenti di chi è latore di un certo
interesse privato vanno a chi fa comodo, non certo al migliore.
Aggiungo che la ricerca pubblica non è di per sè “buona a prescindere”, perché anche interessi pubblici possono portare ad aberrazioni come il progetto Manhattan, completamente pubblico, che alla fine è perfettamente riuscito nel dotare il Mondo della prima bomba atomica. La ricerca pubblica che ha come obiettivo un’applicazione tecnologica, quale quella degli OGM, in una fase o nell’altra in un sistema di mercato finisce per forza per passare
per un’industria che renda il prodotto della ricerca un prodotto commerciale, con ciò finendo per deragliare da ogni buon proposito originario.
Detto questo, preferisco entrare nel merito della discussione su Ogm senza induguare su altri argomenti (sperimentazione animale o dieta come nel pezzo di Bressanini, che predica bene ma razzola male).
Partiamo dalla nota di Nature, rivista scientifica fra le più quotate del mondo, che Bressanini dice furbescamente di non volere approfondire e di fatto, purtroppo, non lo fa, così come nessuno dei vari “scienziati” pro-Ogm. Forse perché è un articolo chiave nel dibattito su questo argomento, quindi meglio fare finta che non esista o non sia pertinente? In realtà, questo articolo racconta la storia degli OGM più diffusi della Terra, quelli che
il signor Fidenato, supportato da vari ricercatori, sta disperatamente cercando di coltivare in Friuli in nome di una presunta libertà di impresa (non di ricerca), e cioè il mais Mon 810 geneticamente modificato per resistere alla piralide del mais, una farfallina che attacca i chicchi di mais, che se dà un solo morso alla pannocchia Ogm muore per tossicità acuta usato in incroci con il mais resistente all’erbicida glifosato per ottenere la doppia resistenza. Ora, l’articolo di Nature, spiega come la costruzione e la diffusione di questo tipo di mais sia stato un clamoroso fallimento della nostra capacità scientifica di predire gli effetti degli Ogm in ambiente; infatti, nonostante gli scienziati dell’epoca avessero giurato e spergiurato che la probabilità di sviluppare resistenza al glifosato fosse praticamente nulla, le loro predizioni accademiche sono state clamorosamente smentite da 25 milioni di ettari infestati da erbacce con resistenza al glifosato, infestazione direttamente correlata negli anni alla coltivazione intensiva del
mais transgenico(cit Nature). Si tratta di una piaga estirpabile solo a mano, il chè di fatto rende inutile l’utilizzo del mais ogm anche da un punto di vista economico.
Se questo tipo di infestanti raggiungessero paesi come l’India e la Cina, metterebbero in serio pericolo la sussistenza alimentare di quei paesi per buona pace di chi va predicando che gli Ogm possano risolvere la fame nel mondo. Il mais resistente al glifosato quindi rappresenta una clamoroso flop delle argomentazioni scientifiche iniziali, allora supportate con forza dal mondo scientifico, che sta provocando un disastro ambientale ed economico.
Si noti bene che questo argomento è assolutamente pertinente: che sia stato prodotto in un modo o in un altro, un organismo variato a sufficienza da avere un forte impatto ambientale ha prodotto la risposta dell’ecosistema e l’emersione di organismi dannosi. Il mais in questione, presentato come “conveniente”, è stato piantato in maniera così dissennata, da produrre un
disastro. Che garanzie esistono che per altri OGM particolarmente
“convenienti” non si ripeta lo stesso scenario?
Ovviamente ogni Ogm va valutato per quello che è, sia per come è stato costruito, che per le sue proprietà; ma in ambiente chiuso e controllato, non certo in campo aperto. Peraltro, per un dato OGM la struttura del DNA usata, con eventuali elementi estranei alla specie in questione (batterici o di lievito per esempio) nonché con sequenze che possono stabilizzare o destabilizzare il transgene, la presenza di elementi enhancer o promotori forti che alterano l’espressione di geni adiacenti, ha un’influenza fondamentale sulle proprietà dell’ogm in questione, difficili da definire a priori nei loro effetti finali. Quindi, per esempio, sarebbe opportuno evitare presenze eccessive di proteine non specie-specifiche di lievito o di batterio, di cui sarà
difficilissimo successivamente verificare l’effetto sulla salute umana, non in termini di tossicità acuta, ma di effetti per esempio sul sistema immunitario intestinale (solo per citarne uno ma qui si aprirebbe una discussione infinita). D’altronde forse è sfuggito a Dario che proprio questo era uno degli elementi di forza delle famose mele citate dalla Sen. Cattaneo, l’assenza di
geni esogeni nella mela che resiste alla ticchiolatura.
Riguardo al riso resistente al glifosato ottenuto con metodiche di mutagenesi random, tecnica molto più economica ma meno puntuale della transgenesi, mi trovo perfettamente d’accordo con Bressanini, la legislazione sul tema è piuttosto lacunosa e sarebbe opportuno estendere gli studi sul rischio sanitario e ambientale anche a questo tipo di prodotti, nonché regolamentare coltivazione e messa in commercio al pari degli Ogm classici.
Ben venga quindi una discussione tecnica e scientifica sugli Ogm senza deragliare in argomenti non pertinenti o tentare di delegittimare l’interlocutore per imporre il proprio personale punto di vista come di fatto fa
Bressanini nel suo articolo: se uno la richiede, si comporti quindi di
conseguenza.
Poi però estendiamo la discussione ad altri ambiti che vanno oltre alla scienza e che riguardano la democrazia
In questa discussione, si tenga però presente anche un punto diverso: le scelte sugli Ogm, ed in particolare la decisione di voler correre il rischio di impatto sull’ambiente, come descritto da Nature e da altri studi, un rischio ad oggi così difficile da prevedere, non riguardano il mondo scientifico ma i cittadini tutti, in una valutazione che deve essere economica, agronomica, sociale e di sistema. Ben venga uno studio onesto e approfondito su tutti questi ambiti ma senza arroganza, prima di fare scelte irreversibili.

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